I suoni del silenzio. Co-esistenze

Il 22 giugno 2014 il Teatro Antico di Taormina ha ospitato un’altra tappa del tour mondiale: I suoni del silenzio. Co-esistenze, uno spettacolo che gioca sull’intreccio di diverse modalità espressive dell’arte, come musica, sand art, prosa, e scultura. Co-esistenze, è un grande viaggio artistico interiore e multidisciplinare. La vera sciagura per l’umano non è la differenza o l’alterità sembra raccontare il progetto di Vito Terribile, ma la rinuncia alle acquisizioni dei tesori dell’altro. Il vero disastro è il rifiuto delle differenze, e la tragedia incombe solo quando ci si separa dal mondo e dagli altri.
Le coesistenze del progetto artistico del maestro Terribile narrano dell’essere dell’uomo in comunione con l’universo, ma anche dell’unione tra tutte le culture e tutti gli individui, il cui viaggio è accomunato dalla stessa ricerca di un equilibrio interiore. È la coesistenza sensoriale che deriva anche dalle innumerevoli discipline artistiche coinvolte in questo spettacolo che rende l’esperienza ancora più coinvolgente e ricca di sinestesie. Il dialogo con l’universo estetico di Terribile dell’artista della sabbia israeliana Ilana Yahav è iniziato diversi tempo fa. Hanno già lavorato insieme realizzando un momento artistico molto intenso che ha avuto l’ipnotico titolo di “Anime Mundi”, ed era un concerto dedicato alla canonizzazione dei due Papi.
A detta dello stesso Terribile l’israeliana Ilana Yahav è un’artista straordinaria in grado di rendere visibile l’invisibile delle emozioni musicali. La Yahav si è occupata a lungo di uno studio dal quale nascevano creazioni di pupazzi in lattice, che venivano utilizzati nelle produzioni cinematografiche e pubblicitarie, ma ciò che l’ha portata ad essere conosciuta a livello internazionale è stata l’arte della sabbia cheha studiato a Hollywood, New York e Londra, e di cui è diventata l’artista più rappresentativa.

I suoni del silenzio. Co-esistenze

Le sue immagini nascono dalla stesura e dalla rimozione della sabbia su un tavolo retroilluminato creando disegni poetici e suggestivi, mentre una telecamera riprende la creazione in tempo reale, e sullo sfondo scorre un commento musicale che alle volte è lo spunto di partenza, altre volte invece è una musica composta appositamente per l’occasione. Tutto sembra spontaneo e magicamente fluido, ma il lavoro necessita di un lungo studio di preparazione, fatto di schizzi e bozzetti delle scene.
Nel cartellone pubblicitario spiccano la mano del direttore d’orchestra e la mano della Yahav che stende la sabbia, ma, oltre alla Palermo Classica Symphony Orchestra diretta da Francesco Marchetti e alla gentile partecipazione del gruppo di musica celtica Green Clouds,alla batteria ANGELO SPATARO e una autentica rivelazione vocale, la soprano Sonia Sciamanna in realtà la grande armonia del tutto è realizzata anche con l’intervento della prosa, e con le installazioni dell’artista francese Serge Uberti, le cui opere al di là delle scenografia si assumono anche il compito di raccontare il tragitto tra l’interno e l’esterno dell’umano con un linguaggio ancora leggermente diverso, inscrivendo nella partitura generale tante emozioni, con la leggiadra calligrafia di un artista che, usando il simbolismo della natura, va alla ricerca degli archetipi essenziali, delle radici archeologiche di una antropologia dell’uomo e dell’arte. Il viaggio qui oscilla tra il materiale pittorico e una scultura fatta di materiali poveri che acquisiscono significati attraverso i suoi accostamenti raffinati.
L’incontro con la sand artist israeliana è stato subito di grande intesa, come se le loro anime si fossero già incontrate in qualche altra vita, data la grande sensibilità di entrambi.